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La Caverna Pocala di Aurisina si apre ad ovest del viadotto ferroviario nel fianco est di una vallecola non lontana dal viottolo che da Aurisina, dopo sottopassato il viadotto, conduce a San Pelagio. In linea d'aria la caverna dista 1200 metri a nord nord-ovest dalla chiesa di Aurisina.
Si tratta senza dubbio di uno dei più importanti siti della preistoria italiana.
Già nel 1898 il Moser vi effettuò delle ricerche, ma come in tanti altri casi, non ci sono purtroppo giunte né le notizie né i materiali che corredavano lo scavo.
I primi risultati certi si devono all'investigazione del Marchesetti (1904-1907), che rinvenne nel ricchissimo deposito interno i resti di numerosissime specie animali, tra le quali ricordiamo il leone, il leopardo, la iena, il bisonte, la renna (unico ritrovamento italiano) e in specialmodo l'orso delle caverne (Ursus spelaeus), di cui - assieme agli scavi successivi del Neumann (1907-1914) e del Battaglia (19261929) - si estrassero complessivamente i resti di oltre un migliaio di individui.
Vennero trovati anche una ventina di strumenti di selce, che con altre ossa (sempre di Ursus) forse intenzionalmente spezzate per poi essere usate come strumenti vari, rappresentano il primo rinvenimento sul Carso di manufatti del paleolitico medio, appartenenti alla cultura del musteriano denticolato. La loro presenza testimonia che questa cavità venne frequentata dall'uomo di Neanderthal.
Ulteriori scavi condotti dalla CGEB dal 1951 al 1955 hanno riportato alla luce unicamente ossa dell'orso delle caverne.